5/10. CASTELLO DI COTONE
Novembre 19, 2007

La mattina ci rechiamo in visita alla moschea nel centro di Konya e al mausoleo di Mevlana. In coda quasi tutti pellegrini, se escludiamo noi e gli immancabili giapponesi, che vengono a visitare un luogo sacro per l’Islam. La tomba di Mevlana Rumi. All’esterno un enorme campo santo fa da contorno al mausoleo.
Poi si riparte per Pamukkale, ci attende un viaggio tra le zone più povere della Turchia di 500 km. Lungo le strade le abitazioni sono povere, i carretti vengono trainati da cavalli, anche nelle città. Ma non mancano gli autogrill, locali dove mangiare e trovare sempre un piccolo luogo di preghiera.
Nelle zone desolate, ci fermiamo per far benzina. Qui ci offrono una delle cose più deliziose assaggiate da queste parti, fatta con ingredienti locali: yogurt, miele e sesamo. Squisiti. Nel retrobottega c’è tutto il campionario Lacoste in vendita: t-shirt, pantaloni, scarpe. Tutto rigorosamente taroccata, etichette multilingue con errori ortografici compresi.
Poi visita alle bianche scogliere di Pamukkale (in turco significa “Castello di cotone”), dove arriviamo in serata, al tramonto. La zona archeologica della città di Hierapolis, che visitiamo sgombra da turisti, venne costruita sulla sommità del bianco castello che copre un’area di 2700 metri di lunghezza e 160 d’altezza. L’acqua che sgorga da queste fonti con il suo contenuto minerale, in particolare di gesso, crea il mito di Pamukkale. L’acqua, scendendo rende bianchissimi i vasti pendii della montagna, rendendo il paesaggio surreale, simile ad una fortezza di cotone (o cascate di ghiaccio).
La serata prosegue in un hotel con danza del ventre modello Alpitur. La nostra massima esperta in danze orientali, Marzia, ha confermato che la danceur balla bene. Salvo poi rimangiarsi tutto e inorridire quando la suddetta passa attraverso i tavoli a raccogliere offerte dai clienti maschi, muovendosi stile lap dance. Per chi ce la fa, la serata si conclude nella vasca termale dell’hotel.
