turchia-927.jpg

La mattina partenza presto per visitare le vasche di Pamukkale, foto e ultimi saluti dalla terra calcarosa. Poi di corsa ad Afrodisia, antica città che si trova su un altopiano. Sull’acropoli della città sono stati rinvenuti i resti di sette successivi strati di abitato, a partire dall’età del bronzo. Il nome, con cui la città venne conosciuta in epoca ellenistica e romana, deriva dalla dea Afrodite. In perfette condizioni è lo stadio, che si trova nel settore settentrionale della città e doveva avere una capacità di circa 30.000 posti. Sul lato corto del portico di Tiberio, venne costruito nel II secolo sotto l’imperatore Adriano un grande impianto termale. Scavato nel 1904, i ritrovamenti furono portati al Museo archeologico di Istanbul.
Durante il tragitto abbiamo incrociato un funerale tra le montagne. Davanti il carro trainato da un cavallo con la bara, dietro solo ed esclusivamente uomini, come prevede la consuetudine dell’Islam. Macchine in giro non se ne vedono, solo qualche piccolo camion. Prima di arrivare a Efeso abbiamo incrociato un incidente, un’auto era finita sotto un treno. Da queste parti le sbarre che delimitano i passaggi a livello sono un optional.
Poi l’arrivo nel parco archeologico di Efeso, importante e ricco centro commerciale, che dal 129 fu la capitale della provincia romana di Asia. Tra le rovine, che ne fanno uno dei più noti siti archeologici del Mare Mediterraneo, si trova il Tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, il Tempio di Adriano, la Biblioteca di Celso e il grande Teatro in perfetto stato.
Al termine del percorso abbiamo raccattato una sorta di Indiana Jones tedesco, vestito proprio come Harrison Ford, e portato in centro. La serata l’abbiamo trascorsa a Izmir, località balneare molto simile alle nostre. Qui donne con il capo coperto non esistono, i locali si accavallano lungo la costa per chilometri, la Cappadocia o Istanbul sono molto lontane. E se a un musulmano turco gli girano i maroni è qui che viene a farsi saltare in aria.
Visto che l’aereo partiva all’alba, abbiamo preferito fare un dritto, con guidolo che ci ha scortatato fino all’ultimo. Durante la notte abbiamo cenato in un locale “da belli” lungo la costa. Poi la serata è proseguita ad ascoltare una band locale, non proprio irresistibile, una sorta di Gigi D’Alessio (di serie B) in salsa turca. Quindi l’arrivo in aeroporto, pennichella sulle poltrone. Quindi il via all’operazione ritorno.

turchia-976.jpg