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Nell’ultimo giorno a Istanbul non poteva mancare una visita al mercato egiziano, immersi tra venditori di tappeti, spezie, abbigliamento tipico (e non) e caffè. La giornata inizia prio qui, all’interno del gran bazar. E’ facile perdersi e ritrovarsi tra i vicoli del mercato coperto. Stoffe e prodotti artigianali si confondono con prodotti che si possono trovare in ogni parte del mondo. Una cosa non è taroccata, il the che viene offerto ai clienti che aspettano di essere serviti.Vicino si trova la zona universitaria, frequentata da giovani. Qui è forte il dispiegamento di polizia con metal detector.
Nel pomeriggio di nuovo tra il bazar, ma questa volta delle spezie. Molto caratteristico, conquista subito per i colori e gli odori: specie quelli che provengono dal negozio artigianale di caffè.
Poi la visita alla moschea di Sulimanet (o del Solimano), la più grande e famosa moschea costruita nel 1550 dal potente e ricchissimo sultano ottomano Solimano detto Il Magnifico. Ispirata al progetto della basilica di Santa Sofia (Ayasofya), simboleggia la continuità imperiale con Giustiniano. Questo sultano fu il protettore delle belle arti, realizzando durante il suo regno innumerevoli opere. All’interno della moschea di Solimano il visitatore viene quasi sopraffatto dalla vastità dell’ambiente e dalle decorazioni raffinate, rappresentate dalle piastrelle di Iznik e dagli stupendi vetri colorati delle finestre.
Qui come nelle altre moschee della città si respira un’atmosfera giocosa, diversa da quella che le immagini di tv e giornali ci vorrebbero far credere dell’Islam. Dentro le moschee di Istanbul si può chiaccherare tranquillamente, i bambini si rincorrono o giocano. Vige invece la divisione netta tra donne e uomini.
Il pranzo rigorosamente con vista sulla moschea. Poi di corsa a prendere un battello sul Bosforo, che ci ha fatto veder da vicino la costa e i mastodontici ponti che uniscono l’Asia all’Europa. Il tutto durante il tramonto.
Sbarchiamo davanti alla stazione di Istanbul asiatica, cena nell’originale ristorante della ferrovia, con 4 soli piatti in menù. L’arredamento è fermo a quando passava l’Orient-Express. Ma la sorpresa ci attende nel dopo cena. Ci dobbiamo infatti imbarcare sul treno, per raggiungere la capitale. Alle 23, alla stazione ci sono solo due treni sui binari. A destra il fiore all’occhiello delle ferrovie turche: superpulito e scintillante. A sinistra l’Anatoli Express, un treno scassato, stile attraversata dell’Italia anni 60, riveduto (in peggio) in salsa turca.
Non serve dire che il corrispondente ci ha prenotato i 700 km su quest’ultimo. Sul treno è possibile fumare ovunque, zona cuccette compresa. Da segnalare il vagone ristorante, che tra la nebbia del fumo servivano tutte le pietanze, grazie all’abilità del cuoco che tra una fiammata e una fermata brusca deliziava i presenti. Intorno l’una il ritorno in cuccetta. La ferrovie turche ci hanno dato una copertina e cuscini puliti. Il giorno seguente l’arrivo puntiale ad Ankara, gelati per gli spifferi. Altri viaggiatori invece arrostiti.

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