3/10. I CAPPELLI DELLE FATE

Novembre 19, 2007

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Giornata tra le tipiche conformazioni delle montagne della Cappadocia. I primi insediamenti nella regione risalgono all’era della cristianità del periodo romano. Tra i siti archeologici si possono ricordare le chiese di Ortahane, Durmus Kadir, Yusuf Koc e Bezirhane, inclusa Tokali Kilise, una chiesa scavata nella roccia. Visita mattutina a Goreme e i suoi orizzonti tracciati dai cappelli delle fate a Pasabag. All’interno resistono da centinaia di anni gli affresci. Poi la valle di Goreme con le chiese ruprestri, che l’avvento di vandali turchi ha danneggiato. Le pitture, in particolati i volti, sono stati cancellati. I turisti hanno fatto il resto. In mezzo ai resti protetti dall’Unesco, sorge però un mega resort con piscina: manca solo Smaila e il gioco è fatto.
Il pranzo lo facciamo in una fabbrica di tappeti. Qui le ragazze imparano l’arte. Con le loro mani viaggiano sicure, sembrano suonare gli antichi telai. La loro paga è bassa (non dimentichiamo che questo lavoro lo fanno le donne!): da 300 dollari al mese, per perdere la vista a volte. Lì, all’interno, si lavora anche la seta.
In questa fabbrica è stato costruito il tappeto nuovo più costoso al mondo: 3,5 milioni di dollari, per 800 kg di peso. L’acquirente (ovviamente) è un emiro. Anche per la manodopera a bassissimo costo della Turchia c’è il pericolo cinese. Lì esistono fabbriche con un migliaio di telai che con speciali pistole compongono i tappeti.
Nel pomeriggio ci fermiamo nel paesino di Ortahisar, dominato in alto da una fortezza. Qui incontriamo una realtà tutta particolare, con anziani che si fermano in strada a cucinare il mosto.
Prima di tornare abbiamo in città fatto visita al Caravan Serajo di Sarihan, uno dei pochi originali rimasti del 1200. Era una sorta di locanda fortificata dove i viandanti trascorrevano la notte e mettevano a riparo i propri traffici. Oggi è diventato una discoteca.
La serata è stata trascorsa in un bagno turco di Avanos (tra saune e vasche gelide), con energumeni turchi a massaggiare (un po’ veloci).
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