2/10. IL CANE DI ATATURK

Novembre 19, 2007

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La nota puntualità delle ferrovie turche viene rispettata. Dopo 700 chilometri, alle 7 del mattino puntuali, il nostro Orient Express ci sbarca ad Ankara. Ad attenderci c’è il nostro pilota Medenì (alias Guidolo, e a volte anche Corrolo). E via a visitare l’insediamento originario di Ankara, sopra un colle, incrociando bambini che andavano a scuola. Dal punto più alto si può vedere tutta la capitale, con traffico caotico. La città era famosa per la lana delle capre a pelo lungo allevate nella regione (lana d’Angora).
Da segnalare il museo della storia delle Civiltà Anatoliche, uno dei più importanti al mondo, dove trovare raccolti i segni della storia passata da queste parti, dal Paleolitico, all’Età del Bronzo, al periodo Ittita e Frigio.
In Turchia si fuma ovunque, ma proprio ovunque (bar, ristorante, taxi, treni), un’unica zona è off limits: il mastodontico mausoleo di Ataturk che vigila sulla città. Qui sono ricordati tutti, ma propri tutti, i momenti di vita del grande condottiero, con tanto del suo fido cane imbalsamato. Spiegare la popolarità del leader turco ai non autoctoni è cosa ardua. Può somigliare alla venerazione di Napoleone in Francia (ma al cubo).
Al termine della visita, via spediti verso la Cappadocia, ci aspettano 280 km. Il pranzo lo faccio nei tavoli di un bar che sembra disabitato, ai bordi del lago Ataturk. Dopo qualche minuto esce il gestore da una catapecchia, che in cambio di 10 caffè ci fa usare i tavolini. Nel frattempo il vecchio padre, con bicchieri e fuoco, pratica un massaggio a uno sventurato di passaggio.
Poi un’esperienza incredibile, la visita al lago salato di Touluok. Per chilomentri quadrati si stende questo lago ricoperto di solo sale, una sorta di paesaggio lunare. Pochi passi verso l’interno e pare di entrare in una nuova dimensione.
La sera arriviamo ad Avanos, al centro delle Cappadocia, città tipica per la produzione e lavorazione della ceramica.

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